Mondiali: Torres porta la Spagna sul tetto del mondo

Il giorno della finale, il giorno più atteso, il giorno che arriva ogni 4 anni. Il giorno che assegna la coppa. E l’attesa è sempre una festa perché si ha sempre la speranza di poterla vincere, di poterla alzare in cielo e scrivere il proprio nome nella storia. Ma al tempo stesso i pensieri si mischiano con la paura di non farcela e vederla alzare. Già perché alla fine è sempre uno a vincere, e gli altri, seppur secondi, sono sempre costretti a guardare.
Il match vede davanti Argentina e Spagna. Sudamerica contro Europa, perché alla fine il calcio è lì che si gioca, è lì che si sviluppa, è lì che sono nati i grandi campioni. E per la prima volta nella storia si trovano davanti le due nazioni campioni dei rispettivi continenti. L’Argentina ha vinto l’ultima Copa América, sempre negli USA nel 2024, e la Spagna l’ultimo europeo, in Germania nello stesso anno. Una partita che non solo vede affrontarsi due visioni, due interpretazioni differenti nel vedere il calcio, aggressivo e verticale quello argentino contro quello tecnico e di possesso degli spagnoli. Ma anche lo scontro generazionale tra Messi e Yamal, che comunque vada il risultato sarà a prescindere un passaggio di testimone.
Il MetLife Stadium nel New Jersey è la cornice scelta per la finale, a pochi km da New York. E la coppa è presente al momento che le squadre fanno la loro passerella per scendere in campo. Ci passano di fianco, ma non la possono toccare, possono solo guardarla, con la speranza di poterla avere al triplice fischio finale. Ma la partita, quella vera, quando si inizia, stenta a decollare. Tatticamente il copione si conosceva, o si poteva immaginare, le furie rosse sempre in possesso della palla, con la loro fitta ragnatela di passaggi orizzontali sempre alla ricerca del movimento giusto per creare lo spazio da attaccare e la Selección, invece, chiusa, aggressiva e sempre pronta a ripartire. Inizialmente così va, ma più passa il tempo e più sembra in campo ci sia una sola squadra. In un primo tempo in cui succede davvero pochissimo, e quel poco è tutto di marca spagnola. Al 5’ Yamal ha una buonissima occasione, grazie al tocco di Dani Olmo che lo mette a tu per tu contro Martinez, ma il tiro è centrale e debole. Dobbiamo aspettare poi il 38’ per vedere un altro tiro in porta, stavolta è Oyarzabal che ci prova da fuori ma anche lui tira debolmente e centrale. Al 43’ ci prova anche Cucurella sempre da fuori, ma il tiro esce al lato senza impensierire Martinez che l’aveva già battezzata fuori.
Il secondo tempo, ha lo stesso identico copione del primo, solo che la Spagna tenta di alzare i ritmi e la pressione, e con l’Argentina che si rintana sempre di più nella sua metà campo, molto più preoccupata di non lasciare spazi agli avversari che cercare di impensierirli offensivamente. Emblematico sull’impronta data alla partita dai Sudamericani, il dato che nei 90 minuti di gioco regolamentari, l’Argentina non sia mai riuscita a tirare in porta. Unai Simon è stato praticamente uno spettatore aggiunto agli 80 mila presenti sugli spalti, solo che lui era in campo. Si inizia subito, dopo 42’’ con un tiro di Baena, su una palla recuperata a centrocampo per un passaggio orizzontale lento e prevedibile di Paredes, ma il tiro spagnolo resta comunque fiacco e non impensierisce più di tanto il portiere argentino. Le occasioni, timide iniziano ad arrivare, ovviamente sempre con la Spagna, questa volta tocca a Dani Olmo provare da fuori, con Martinez che para goffamente, mettendo in angolo. Al 66’ una vera occasione con Ferran Torres che da pochi passi colpisce di testa un pallone messo in mezzo da Yamal ma sfortunatamente per lui la palla è centrale e Martinez riesce a bloccarla. Al 77’ sempre da fuori è Cubarsi che cerca di impensierire l’estremo difensore argentino ma lui respinge a terra. All’80’ è Laporte che ha la palla giusta ma di testa tocca debolmente. In pieno recupero la svolta della partita, al 92’ Nico Williams ha sui piedi la palla del possibile vantaggio, partendo da solo in contropiede, con la difesa argentina per la prima volta scoperta, e invece di cercare Yamal completamente libero sul lato opposto tenta la conclusione personale ma il tiro pur forte e teso, resta centrale e Martinez respinge. Sulla respinta Tagliafico allontana la palla sui arriva Cubarsi prima di Enzo Fernandez il quale però, non toglie la gamba e lo colpisce pieno sulla caviglia. Secondo giallo inevitabile e rosso di conseguenza. Argentina in 10 per tutti i supplementari. E se nei minuti regolamentari l’obiettivo era difendere, nei supplementari e con un uomo in meno, nella testa degli argentini c’erano solo i calci di rigore.
Nei tempi supplementari, forte anche dell’uomo in più la Spagna aggredisce ancora di più, e inizia spingere realmente, vuole trovare il gol per cercare la vittoria senza arrivare ai calci di rigore, una lotteria in cui l’uomo in più non conta. E infatti l’occasione ce l’ha subito ancora Nico Williams ma non riesce a trovare di testa il tocco per deviare il pallone messo in mezzo da Pedro Porro. Al 96’ la Spagna il gol lo segna, con Nico Williams, ma l’azione era stata interrotta per un presunto fallo su Otamendi. Fallo davvero leggero, un contrasto con Merino, che difficilmente si fischia, e sul quale il VAR ha deciso di non intervenire considerando valida la sensazione dal campo del direttore di gara. E così si resta sullo 0-0. Al 102 è Merino ad avere la potenziale occasione ma ancora una volta la palla sembra non voler entrare. Il 6 spagnolo ci arriva con un attimo di ritardo e di testa non la tocca a sufficienza per dare la deviazione giusta da pochi passi, lasciato completamente solo dalla difesa argentina.
Inizia il secondo tempo supplementare e finalmente la partita si sblocca. 106 minuti per vedere il gol che deciderà alla fine l’incontro. Rodri riceve da Yamal sulla destra e crossa sul secondo palo, una palla che sembra un po’ lunga, è molto bravo Nico Williams, facilitato anche da una marcatura molto leggera di Molina, a toccare di testa sull’accorrente Ferran Torres che di piatto la mette sotto la traversa. Un gol cercato con insistenza per tutta la partita. Un vantaggio per la Spagna decisamente meritato. A questo punto l’Argentina deve scuotersi e provare a fare qualcosa, visto il nulla prodotto fino a quel momento, e riuscirà a fare 3 tiri in totale, ma nessuno nello specchio. Unai Simon, non ha mai parato, non si è mai dovuto sporcare i guanti. Al 114’ il primo tiro verso la porta dell’Argentina, con Messi che prova a scuotere una squadra che sembra svuotata, ma il tiro-cross del 10 è alto sopra la traversa. Sempre Messi che fa correre Giuliano Simeone al 120’, che crossa per Tagliafico, anticipato dalla difesa in corner. Sugli sviluppi dello stesso corner l’occasione più importante, che capita sui piedi ancora di Simeone che però spara alto da ottima posizione un pallone respinto corto dalla difesa spagnola. Questo è l’ultimo istante prima del triplice fischio finale. E la festa spagnola può meritatamente cominciare.
Con Rodri, capitano spagnolo che alza la coppa al cielo, si chiude questo mondiale 2026. Un torneo, ennesimo senza la presenza dell’Italia, il terzo di fila, che verrà ricordato come l’ultimo mondiale di chi ha duellato negli ultimi dieci anni. Messi e Cristiano Ronaldo hanno chiuso le loro carriere lasciando il testimone ad una generazione più giovane e pronta a raccoglierne l’eredità. Riusciranno nell’impresa di imitarli, difficile pronosticarlo, ma sicuramente i due che escono, sono una pagina importante che si chiude. Un pezzo della storia del calcio che se ne va.
Mondiali - Finale
Argentina-Spagna: 0-1