Azteca, il tempio che apre il Mondiale 2026

Lorenzo Villanetti
Sport
10/06/2026

Stadio Azteca, Città del Messico. Per i romantici del calcio, lo stadio per eccellenza. Una cattedrale laica che custodisce alcuni dei momenti più iconici della storia del pallone. Qui il Brasile di Pelé conquistò nel 1970 il terzo titolo mondiale, l’ultimo di O’Rey con la Seleção. Qui, sedici anni più tardi, Diego Armando Maradona scrisse una delle pagine più leggendarie dello sport: la Mano de Dios e il “gol del secolo” contro l’Inghilterra, preludio al trionfo dell’Argentina.


Domani, alle 21 italiane, da quel prato carico di memoria prenderà ufficialmente il via il Mondiale 2026. In campo Messico e Sudafrica, una sfida che riporta indietro nel tempo. Le due nazionali avevano infatti aperto anche l’edizione del 2010, quella dei vuvuzela e dell’indimenticabile rete di Siphiwe Tshabalala a Johannesburg.


Il mitologico "Coloso de Santa Ursula"


L’Azteca entrerà ancora una volta nella storia. Nessun altro impianto aveva mai ospitato la gara inaugurale di tre Coppe del Mondo diverse. Dopo il 1970 e il 1986, tocca adesso al 2026, in un torneo destinato a segnare un’epoca. Per la prima volta le nazionali partecipanti saranno 48, con un calendario allargato a 104 partite distribuite tra Messico, Canada e Stati Uniti.

Il viaggio che si concluderà il 19 luglio al MetLife Stadium di New York, dove verranno incoronati i nuovi campioni del mondo, inizierà però nel segno della memoria. Prima del calcio giocato sarà il tempo dei tributi. La Fifa ha preparato una grande cerimonia inaugurale che unirà tradizione, spettacolo e cultura popolare messicana. L’evento, ispirato all’arte del “papel picado”, coinvolgerà decine di artisti e performer e rappresenterà il primo atto di una trilogia di celebrazioni che proseguirà anche in Canada e negli Stati Uniti.


Il ricordo di Pelé e Maradona


Al centro della serata ci sarà inevitabilmente il ricordo di Pelé e Maradona. Due uomini che hanno trasformato l’Azteca nel loro regno e che, per la prima volta nella storia dei Mondiali, non potranno essere presenti neppure simbolicamente (Pelè è morto pochi giorni dopo la finale del 2022). Eppure il loro spirito aleggerà sulle tribune e sul terreno di gioco, perché nessun luogo al mondo racconta meglio la loro grandezza di questo stadio. A rendere ancora più spettacolare l’apertura sarà la musica. La protagonista annunciata è Shakira, voce ormai indissolubilmente legata alla storia recente dei Mondiali. La cantante colombiana interpreterà “Dai Dai”, l’inno ufficiale della competizione, confermando un rapporto speciale con la Coppa del Mondo che dura da vent’anni, da Germania 2006 fino a oggi.


Accanto a lei saliranno sul palco artisti come Alejandro Fernández, Maná, J Balvin, Belinda, Los Angeles Azules, Danny Ocean, Tyla e Lila Downs, in uno spettacolo pensato per celebrare l’identità culturale messicana davanti a centinaia di milioni di telespettatori.

Ci sarà anche una novità destinata a caratterizzare l’intero torneo. La Fifa ha infatti modificato il protocollo prepartita: durante gli inni nazionali non saranno presenti soltanto i titolari, ma l’intera rosa delle squadre, schierata attorno al cerchio di centrocampo in una scenografia studiata per aumentare l’impatto emotivo del momento. L’esordio del nuovo format avverrà proprio domani sera. Poi, finalmente, parlerà il campo. Ma prima ancora del primo fischio, il Mondiale 2026 avrà già raccontato la sua essenza: il dialogo continuo tra passato e futuro. Da Pelé a Maradona, da Città del Messico a New York dalle 32 alle 48 squadre. Il calcio cambia volto, allarga i propri confini e si trasforma. Ma continua a partire dallo stesso punto: dai sogni. E pochi luoghi al mondo sanno custodirli meglio dello Stadio Azteca.


Lorenzo Villanetti