Anche i ricchi vincono...

La stagione calcistica per club 2025/2026 è terminata questo sabato, con la finale di Champions League a sugellare un'annata intensissima, che dal punto di vista dei campionati nazionali non ha più di tanto sorpreso, eccezion fatta per la vittoria della Premier League da parte dell'Arsenal più di 20 anni dopo l'ultima volta. Ma sono i risultati europei ad attestare e testimoniare, a mio modo di vedere, una tendenza ormai difficilmente contrastabile del sistema calcio europeo e mondiale. Un sistema che ormai non può prescindere in alcun modo dalle risorse economiche, e dove anzi sono le risorse economiche a indirizzare i risultati sportivi, mai come negli ultimi anni. Basta analizzare le tre competizioni europee e il loro epilogo per rendersi conto di ciò. La Conference League è stata vinta dal Crystal Palace, l'Europa League dall'Aston Villa e la Champions League dal PSG per il secondo anno di fila. C'è una caratteristica che accomuna queste tre squadre all'interno delle rispettive competizioni, ma ci sono anche determinate differenze.
Vince la squadra col valore rosa più alto. Ma come costruire questo valore?
Il dato che accomuna queste tre realtà vincitrici è il valore rosa più alto per ciascuna rispettiva competizione. Il Crystal Palace era la favorita in Conference e ha vinto, l'Aston Villa la favorita in Europa League e ha vinto, il Psg la favorita in Champions League e ha vinto. Ora però c'è da analizzare il percorso di queste tre squadre e come sono arrivate al vertice del calcio europeo (vertice relativo al livello di partenza di ciascuna), non solo dal punto di vista sportivo ma anche economico. Il valore rosa è infatti solo uno dei tanti dati economico-statistici inerenti alla gestione di una squadra di club ed è in costante aggiornamento in base alle prestazioni dei calciatori e ai risultati sportivi del club. Ma anche grazie alla visione. Ed è nella visione che queste tre squadre hanno eccelso negli ultimi anni. I progetti tecnici rispettivamente di Glasner, Emery e Luis Enrique hanno cambiato la storia dei club. Lungi da me affermare che sia tutta farina del sacco di questi tecnici, ma l'impatto degli allenatori è stato decisivo. E' chiaro che i due club inglesi giovino e abbiano giovato anche della ricchezza del contesto in cui si trovano a costruire, tra fondi derivanti dai diritti tv e l'abnorme movimento finanziario che gira intorno al calcio inglese nella sua interezza. Ma questo discorso è valido per altre 17 squadre di Premier League (dico 17 perché l'Arsenal ha vinto il campionato ed è arrivato in finale di Champions League, ma anche qui i meriti sono da spartire tra potenza economica e visione sportiva) che però non hanno ottenuto gli stessi risultati.
Glasner e Luis Enrique hanno rivoluzionato le loro squadre. Emery ha permesso al Villa di prendersi quello che gli spettava.
Voglio partire da Glasner; l'allenatore tedesco è di certo il meno inflazionato tra i tre campioni d'Europa, ma il suo lavoro da anni è da top assoluto. Prima la conquista della qualificazione in Champions League alla guida del Wolfsburg, poi la vittoria dell'Europa League alla guida dell'Eintracht Francoforte e ora i primi trofei in 60 anni di storia con il Palace: prima la FA Cup, poi il Community Shield e poi la Conference League. E tutto ciò avendo perso nel percorso i due giocatori più importanti degli ultimi anni delle Eagles: Eze e Olise. Ma negli ultimi anni il Crystal ha lavorato benissimo, ha investito su calciatori giovani ma soprattutto funzionali al gioco del suo allenatore (!!!) e i risultati sono arrivati. I tifosi gioiscono e il Crystal Palace è pronto ad affermarsi come una realtà importante nel calcio inglese, anche se il tecnico tedesco ha annunciato il suo addio. Le Eagles però non vogliono fermarsi e possono contare su una base estremamente solida. Poi Luis Enrique. Si parla solo di lui ed è anche giusto. E' lui l'artefice della rivoluzione parigina. Dopo anni di investimenti folli e di grandissimi nomi, arriva l'allenatore catalano e cambia il punto di vista di suqadra, società e tifosi. Non che tutti corrano per i fenomeni, ma che tutti i fenomeni corrano l'uno per l'altro. E allora via tutti gli individualisti, via l'idea che i singoli contino più della squadra e acquisti funzionali all'idea di calcio associativa del tecnico. Arrivano calciatori come Vitinha, Joao Neves, Kvaratskhelia, Doue. Tutti giovani e affamati di vittorie. Tutti convinti dal comandante a capo della barca. E il PSG si trasforma. Da squadra di plastica, più efficace nel marketing che dal punto di vista sportivo, a diventare la squadra più forte del mondo e vincere la Champions League per due anni di fila. Ancora una volta, il progetto tecnico dell'allenatore ha la meglio su tutto, e diventa l'arma per veicolare gli investimenti, che chiaramente sono stati importanti.
Infine Unai Emery, ormai una sentenza nella seconda competizione europea per club, alla quinta vittoria da allenatore. Tre col Siviglia, una col Villareal e ora con l'Aston Villa. Un maestro nella gestione del gruppo, un maestro della duttilità tattica. Sa giocare in tutti i modi e sa adattare perfettamente i suoi interpreti alle esigenze di partite singole. Ma questo risultato arriva al terzo anno di gestione e non è un caso. Ci ha messo un po' a plasmare la squadra che aveva in testa, sfruttando il materiale a disposizione ma anche acquistando (come tutte le squadre inglesi) calciatori importanti sul mercato. E dopo la qualificazione alla scorsa Champions League, quest'anno è arrivata un'altra stagione di altissimo livello e un trofeo importante. Chiaro che per rosa l'Aston Villa fosse la favorita, ma in queste competizioni vince uno solo e quando si arriva fino in fondo non bisogna mai darlo per scontato. Emery lo ha fatto ancora, e lo ha fatto con la consueta sapienza tattica e visione.
Dare priorità al progetto tecnico è la chiave. Nessun risultato arriva per caso.
Sia chiaro, non voglio sostenere che il progetto tecnico da solo basti a trasformare realtà piccole o "povere" in realtà vincenti in campo europeo, ma sto ricalcando un po' quello che anche in Italia si sta iniziando a dire con più insistenza. Gasperini dopo l'ultima giornata di campionato ha lanciato una sorta di appello al calcio italiano a ricominciare a investire per il tecnico in carica e non a scopi di speculazioni finanziarie e di player trading. Questa è la chiave del successo sportivo, questo è quello che ha fatto l'Inter con Simone Inzaghi prima e con Chivu dopo e per questo è stata l'unica squadra a contendersi il trono d'Europa tra le italiane; questo è quello che sta facendo il Como guidato dalla visione di Cesc Fabregas. Il PSG è una società ricchissima e su questo non ci piove, ma ci vuole il visionario, l'uomo che vede l'orizzonte e indica la via. E Luis Enrique è stato questo, ed è questo, anche al di fuori del calcio. E poi la pazienza, la capacità di aspettare, di vedere un progetto a medio-lungo termine. Cosa che in Italia non è così frequente, e non solo in ambito calcistico. Il calcio europeo ha dato delle risposte e bisogna reagire per non rischiare di rimanere a guardare per tanti altri anni ancora.
Gabriele Aloisi