Ddl Valditara, Miele: “Più ruolo alle famiglie”

Romina Caprera
Politica
11/06/2026

Con il via libera definitivo della Camera, il ddl Valditara è diventato legge. Il provvedimento introduce nuove regole per i percorsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole: per gli istituti dell'infanzia e le scuole primarie viene esclusa l'attivazione di progetti dedicati alla sessualità, mentre per le attività extracurriculari rivolte agli studenti delle scuole secondarie sarà necessario il consenso informato delle famiglie. Sul tema è intervenuta ai nostri microfoni Giovanna Miele, deputata della Lega.


"Scuola e famiglia devono lavorare insieme"

"Il ddl Valditara segue una linea chiara, orientata a tutelare le diverse fasi della crescita biologica dei ragazzi e a rafforzare l'idea che scuola e famiglia debbano lavorare in sinergia. In questi anni il Ministero dell'Istruzione ha stanziato numerose risorse per sostenere le scuole nelle attività extracurriculari, con progetti dedicati all'educazione al rispetto e alla parità di genere. Inoltre, per la prima volta con questo Governo sono stati introdotti nelle nuove linee guida percorsi specifici sull'educazione al rispetto delle donne e sul contrasto alla violenza.

Parliamo di dati che ci dicono come nel 96% delle scuole le iniziative siano già di carattere curricolare. Esistono fasi di sviluppo biologico e fasce d'età che devono essere tutelate. Nelle scuole di ordine inferiore c'è la necessità di parlare di educazione all'affettività, di costruire laboratori che aiutino i ragazzi a sviluppare il rispetto reciproco senza affrontare direttamente il tema della sessualità, che invece viene trattato all'interno delle materie previste, come l'educazione civica, sempre in sinergia con le famiglie, che devono essere responsabilizzate.

Non si tratta di tornare indietro o di assumere posizioni arretrate, ma di fissare dei paletti che non limitano la crescita, bensì la sostengono. Il nostro compito è insegnare ai ragazzi il valore della diversità e la conoscenza di sé stessi".


"L'educazione affettiva entra nei programmi scolastici"

"Stiamo introducendo delle nuove linee guida e il tema dell'educazione affettiva entra per la prima volta nei programmi scolastici. Quello che non vogliamo è che, parlando di educazione alla sessualità, si finisca per trasformare questi percorsi in qualcosa di non regolamentato o affidato a figure prive delle competenze necessarie.

L'obiettivo è che questi temi siano affrontati da personale qualificato e all'interno di un percorso serio, evitando il rischio che diventino una moda o un'iniziativa che finisca per squalificare la materia stessa. Sappiamo che esistono ancora molti tabù all'interno delle famiglie e che spesso manca una corretta educazione su questi argomenti. Proprio per questo, se riusciamo ad affrontarli nel modo giusto, possiamo aiutare i ragazzi a diventare più consapevoli e responsabili".


"I giovani non sono il problema, lo sono gli adulti"

"Noi non possiamo sostituirci alle famiglie, ma possiamo contribuire a creare una maggiore consapevolezza. Grazie a queste linee guida sarà possibile costruire una cultura della conoscenza. Per farlo servono fiducia da parte delle famiglie, tutela da parte delle istituzioni e la possibilità per i ragazzi di confrontarsi con questi temi senza indottrinamenti o progettualità che non siano strettamente legate a una conoscenza oggettiva della crescita personale e dell'orientamento individuale.

I giovani non sono sbagliati. Il vero problema è di tipo valoriale. I bambini, sotto molti aspetti, sono una tabula rasa e siamo noi adulti, attraverso l'ambiente che li circonda, a trasmettere loro informazioni e modelli di riferimento. Troppo spesso diamo per scontato che sappiano autogestirsi, che riescano da soli a elaborare la quantità enorme di contenuti che ricevono ogni giorno.

Sta a noi restituire un modello valoriale che li aiuti a comprendere sé stessi e il mondo che li circonda. Se non poniamo regole e non siamo in grado di orientarli con equilibrio rispetto alle esperienze che vivono, rischiamo soltanto di creare ulteriori difficoltà. E non si tratta di un problema che riguarda esclusivamente contesti più fragili o emarginati: è una questione trasversale che interessa tutta la società. Solo attraverso una vera sinergia tra tutti gli attori coinvolti sarà possibile trovare delle risposte efficaci".