Caso Roggero: la morale contro la giustizia

Beatrice Maria Merolla
Cronaca
22/07/2026

Ci sono processi che non dividono soltanto le aule dei tribunali. Dividono le coscienze. Il caso di Mario Roggero è uno di questi. Da una parte c’è un uomo che ha subito una rapina violenta nella sua gioielleria. Dall’altra c’è una sentenza che ha stabilito che, una volta cessato il pericolo immediato, la sua reazione non poteva più essere considerata legittima difesa.


Ma che cos’è, esattamente, la legittima difesa? Il nostro ordinamento la definisce come la possibilità di respingere un’offesa ingiusta per proteggere sé stessi o altri da un pericolo attuale, purché la reazione sia necessaria e proporzionata alla minaccia. È un principio che tutela il diritto a difendersi, ma pone anche un limite: quando il pericolo finisce, finisce anche il diritto di usare la forza.

Ed è proprio qui che il caso Roggero diventa qualcosa di più di una vicenda giudiziaria. Diventa un dilemma morale.


Per molti cittadini, un commerciante che ha visto la propria vita sconvolta da una rapina resta innanzitutto una vittima. C’è chi ritiene comprensibile la sua reazione, maturata in pochi istanti di paura, rabbia e adrenalina. Una reazione che, secondo questa lettura, nessuno può davvero giudicare senza essersi trovato in quella situazione.


La giustizia, però, è chiamata a fare qualcosa di diverso. Non valuta ciò che appare umano o comprensibile, ma ciò che è conforme alla legge. E la legge stabilisce che la vendetta non può mai sostituire la difesa. Per questo i giudici hanno distinto il momento dell’aggressione da quello successivo, ritenendo che gli spari esplosi durante la fuga dei rapinatori non fossero più diretti a respingere un pericolo attuale.


È una conclusione che continua a far discutere, perché mette di fronte due esigenze entrambe legittime: il bisogno di sicurezza dei cittadini e il principio secondo cui lo Stato mantiene il monopolio della forza e della punizione.


Forse è proprio questo il motivo per cui il caso Mario Roggero continua a dividere l’opinione pubblica. Perché obbliga tutti a confrontarsi con una domanda scomoda: fino a che punto ciò che sentiamo giusto coincide davvero con ciò che la legge considera giusto? E quando morale e diritto prendono strade diverse, quale delle due siamo disposti a seguire?